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Centro Ufologico Nazionale

1997: l'anno delle rivelazioni


SOMMARIO


INTRODUZIONE

Il 1997 è stato l’anno delle rivelazioni clamorose e del cover up sistematico da parte dei governi.

Per quasi un anno sulla stampa internazionale si è letto di UFO-crashes, basi segrete, ondate di avvistamenti, autopsie di alieni, batteri marziani, rapimenti UFO.

E, puntualmente, sono apparse clamorose smentite, dal crash di Roswell sino a tutti gli avvistamenti UFO anni Sessanta e Settanta.

Tutto ciò è fondamentalmente dovuto a due fattori.
In primo luogo il 1997 rappresenta il cinquantenario della nascita dell’ufologia, come pure del caso Roswell (e, in tono minore, il centenario del presunto crash verificatosi ad Aurora, Texas, nell’aprile del 1897, secondo la stampa dell’epoca).
In secondo luogo questo periodo, grazie al fiuto dei produttori di Hollywood che hanno captato il momento favorevole, è stato caratterizzato dal florilegio di produzioni a sfondo ufologico: "Independence Day", "M.I.B.", "Contact", e la serie di "X-files". Queste produzioni hanno certamente contribuito a smuovere le acque in maniera maggiore, e decisamente ben più incisiva, delle centinaia di convegni ufologici organizzati in tutto il mondo, non ultima la grande kermesse di Roswell, in occasione dei cinquantenari sopra citati.

Risultato: tutto questo clamore ha dato fastidio alle autorità americane, che, in questo clima di "rivelazioni", hanno offerto la propria versione, scettica, sul fenomeno degli UFO.

Ma andiamo con ordine.
Uno degli eventi che ha maggiormente caratterizzato l’anno è stata la notizia dello schianto di un disco volante in Brasile, nella città di Varginha. L’evento si sarebbe verificato tra il 20 ed il 24 gennaio del 1996, ma solo dopo molti mesi gli ufologi brasiliani sarebbero riusciti a ricostruire la complessa vicenda, che ha attirato l’attenzione dei ricercatori di tutto il mondo.

In pratica, nello stato di Minas Gerais, alcune ragazzine (le sorelle Valquiria e Liliana da Silva e Katia Xavier) e dei militari si sarebbero imbattuti in un extraterrestre alto 50 cm, dalla pelle bruno-rossastra e con tre spuntoni sulla testa. L’essere, che sembrava ferito, era stato segnalato dalle bambine ed in seguito catturato da una squadra di vigili del fuoco, con una rete. Alcuni di questi vigili, "contaminatisi" a contatto con l’alieno, sarebbero poi morti.
I militari, prontamente intervenuti, avrebbero recuperato anche i frammenti del disco volante, delle placche metalliche che, se pressate, tornavano immediatamente alla forma originaria (stessa caratteristica avevano i frammenti del disco di Roswell).
L’alieno sarebbe stato poi inviato negli Stati Uniti, nel massimo segreto, e la vicenda venne insabbiata.
Ma un ortopedico del luogo, il dottor Rogerio, che avrebbe prestato i primi soccorsi alla creatura, dichiarò ad un giornale:

    "Non so cosa fosse, poteva essere un’aberrazione della natura,
    ma non ho mai visto nulla del genere".
In seguito ufologi da tutto il mondo si sono riversati su Varginha. Ivi compreso il celebre psichiatra americano John Mack, massima autorità nel campo dei rapimenti UFO, che, incontrate le ragazzine testimoni, ne ha difeso la sincerità.

Il caso Varginha è stato presentato, nel giugno del 1997, a S.Marino, al simposio internazionale di ufologia, dall’ufologo brasiliano A. J. Gevaerd, che si è detto sicuro della veridicità dei fatti. Gevaerd ha anche sottolineato come molti dei personaggi coinvolti nella vicenda, soprattutto militari e vigili del fuoco, siano poi morti in circostanze misteriose.
Meno noto il seguito della vicenda, rivelato dall’ufologo Scott Corrales. Tre mesi dopo il crash, il 21 aprile i coniugi Clepf, Teresa e Marcos, avevano appena finito di cenare in un ristorante di Paiquere, vicino allo zoo di Varginha.
La signora era uscita un attimo in strada, per prendere le sigarette dalla macchina, quando aveva visto una figura dagli occhi rossi e lucenti muoversi nel buio.
L’essere, simile a quello catturato a Varginha, portava in testa una sorta di elmetto giallo. La donna tornò velocemente al ristorante e chiamò il marito. Ed entrambi poterono vedere la creatura, che stava ritta dinanzi a loro.

In seguito l’ufologo brasiliano Claudeir Covo scoprì che, in quella stessa sera, numerosi animali del vicino zoo erano stati trovati morti.
Un veterinario diagnosticò una morte per intossicazione, e questo fece il paio con i misteriosi decessi dei vigili che avevano catturato il primo alieno sceso a Varginha.



UN BATTERIO DA MARTE

Il problema della contaminazione extraterrestre è stato sollevato, nell’agosto 1996, da diversi scienziati dopo che il presidente americano Clinton, per accrescere il proprio prestigio in campagna elettorale, aveva rivelato che la NASA possedeva un meteorite marziano contenente tracce di batteri.

La vicenda ha innescato discussioni che continuano tuttora.
In buona sostanza, il meteorite è l’AHL 84001, ritrovato in Antartide nel 1984 da una spedizione scientifica. Vecchio sedici milioni di anni, il frammento ha vagato nello spazio sino a che è caduto sulla Terra.
Al suo interno gli scienziati hanno trovato non tanto dei batteri, quanto le tracce chimiche lasciate dai batteri stessi sulla roccia, ben quattro miliardi e mezzo di anni fa.
La notizia, con grande disappunto degli ufologi che hanno giustamente parlato di cover up (copertura di informazioni), è stata divulgata dopo dodici anni di silenzio.

In realtà tanto ci è voluto per appurare che il frammento meteorico proviene da Marte, una volta ottenuti dati più concreti sul suolo del pianeta rosso.
Diversi scienziati si sono poi detti scettici circa i batteri contenuti nella pietra. Essi potrebbero provenire più banalmente dai ghiacci dell’Antartide, ed avere contaminato il meteorite. Di diverso parere gli studiosi della NASA che hanno analizzato il meteorite: le tracce batteriche sono troppo a fondo nella roccia, perché si possa parlare di contaminazione esterna terrestre.

L’idea che comunque un virus spaziale possa giungere sulla Terra, con conseguenze inimmaginabili (stile il film "Andromeda"), ha allarmato molti studiosi.
E se gli alieni giungessero sin qua non come umanoidi con braccia e gambe, ma sotto forma di pericolosissimi batteri extraterrestri?

Un’eventualità fortunatamente remota, visto che oltre la nostra atmosfera i raggi cosmici distruggono ogni forma elementare di vita che vaga per lo spazio.

Almeno, si spera...



ROSWELL

E mentre la NASA ha cominciato a rivelare notizie circa possibili forme primordiali di vita su Europa, una delle lune di Giove, e su Saturno, il Pentagono, per contro, ha cercato di demolire l’intera questione UFO.
A sorpresa, in occasione del cinquantenario dell’ufologia, esso ha rivelato che gli alieni di Roswell altro non erano che manichini inseriti in palloni aerostatici.
Questi fantocci venivano fatti cadere appositamente dall’alto per simulare gli effetti degli incidenti aerei.
I test sarebbero però iniziati negli anni Cinquanta. La gente dunque, sempre secondo il Pentagono, avrebbe confuso e mescolato due diversi episodi: il crash di Roswell, per il Pentagono un pallone spia realizzato nell’ambito del progetto segreto Mogul, antirusso; il recupero di manichini, scambiati per cadaveri extraterrestri.
Il 4 agosto, poi, una notizia fatta filtrare apposta dalla CIA svelava che i servizi segreti avevano sempre mentito sugli UFO.
La CIA sapeva benissimo che i molti avvistamenti degli anni Cinquanta e Sessanta, specie sopra l’Area 51, si riferivano ad aerei segreti come l’SR-71 o lo Stealth, ma aveva di proposito accreditato la tesi degli UFO, per proteggere le proprie armi supersegrete.

Con queste spiegazioni oltremodo riduttive i vertici militari americani hanno cercato di sbarazzarsi della questione UFO, che sta sensibilizzando sin troppa gente.

In questo clima di rivelazioni spiccano poi diverse prese di posizione da parte degli ufologi.
Uno di questi, lo scettico Kent Jeffrey, accanito negatore della cosiddetta "autopsia dell’alieno" e per quattro anni promotore di una raccolta firme indirizzata al presidente USA, affinché vuoti il sacco su Roswell, si è improvvisamente tolto di scena.
Motivo: dopo avere sottoposto ad una inconcludente regressione ipnotica Jesse Marcel, uno dei principali testimoni dell’esistenza dei frammenti del disco di Roswell, Jeffrey si sarebbe convinto che il celebre crash era soltanto una bufala.
Ampio risalto è stato poi dato alla notizia che Walter Haut, il militare che cinquant’anni fa stilò il dispaccio stampa in cui l’Aeronautica rivelava di avere recuperato il disco di Roswell, avrebbe ammesso di essersi sbagliato. L’UFO sarebbe stato solo un pallone.
Questa notizia, assolutamente falsa e divulgata in Italia via Internet dal Centro Italiano Studi Ufologici, è stata smentita dallo stesso Haut ad un meeting che, il 24 giugno, ha attirato a Roswell migliaia di persone. Alla kermesse era presente anche il colonnello in pensione Philip Corso, un militare che ha stupito il mondo con una biografia, "The day after Roswell" (Il giorno dopo Roswell); nel libro Corso confessa di avere partecipato alle operazioni riguardanti il recupero del disco ed il cover up, e sostiene che, con la tecnologia aliena all’epoca recuperata, il corso della nostra storia è profondamente mutato: gli americani hanno scoperto dagli alieni tecnologie avanzate quali il laser, le fibre ottiche, la microinformatica.

Il 4 luglio, altra rivelazione. L’ufologo texano Derrel Sims, ex agente CIA che ha ottenuto da un amico militare un frammento del disco di Roswell, ha presentato in conferenza i risultati delle analisi del frammento.
I rapporti anomali tra le componenti isotopiche del silicio del frammento, e le impurità metalliche in esso contenute proverebbero al di là di ogni ragionevole dubbio che esso non è terrestre.



L’ONDATA ITALIANA

Anche l’Italia ha avuto il suo momento di gloria.

Il giorno della Befana diversi telegiornali hanno annunciato che un disco volante aveva sorvolato l’aeroporto di Fiumicino e che si era schiantato in una pineta vicino Fregene.
La notizia non era in realtà così clamorosa.
Più semplicemente, alcuni operatori dell’ufficio traffico della torre di controllo romana, ed un pilota in fase di decollo avevano notato, alle 18.22 del 6 gennaio, un bolide verde che rapidissimo scendeva a terra.
La descrizione era tipica di un grosso meteorite a base di rame.
Ben presto centinaia di testimonianze arrivavano da tutta Italia. Molti testimoni, sollecitati dalla pubblicità data all’evento, rompevano il riserbo e, al di là dell’evento specifico, raccontavano altri episodi, precedenti e seguenti l’UFO di Roma.
Era così possibile ricostruire la dinamica di un piccolo flap, di un’ondata di avvistamenti di ordigni non identificati.

Il clamore suscitato spingeva due parlamentari verdi, i deputati Paissan e Scalia, ad aprire un’interrogazione. Risposta del Ministero, (accettata pedissequamente dal Centro Italiano Studi Ufologici ma non dal Centro Ufologico Nazionale): "non è stato rilevato nulla". Il Ministero negava che i radar avessero registrato alcunché.
Ennesima menzogna di stato?

L’ufologo pordenonese Antonio Chiumiento veniva avvicinato da un radarista di Pratica di Mare, che affermava di avere visto un tracciato radar dell’UFO di Roma.
L’oggetto, da una velocità iniziale prossima allo zero, avrebbe accelerato improvvisamente a 27.000 km/h, con un movimento non certo tipico di un meteorite.
La notizia trovava conferma in una testimonianza raccolta dalla sede CUN bresciana:

    "Un architetto bresciano di Anfo, sul lago d’Idro", ha raccontato il responsabile CUN Massimo Frera, "ha avvistato sei minuti dopo il caso romano lo stesso oggetto, che sorvolava il lago in direzione sud.
    Se l’oggetto ha dovuto percorrere in sei minuti la distanza fra Roma e Brescia, ha viaggiato ad una media di 27.000 km/h. I dati di Pratica di mare dunque concordano".



(Tratto da Annuario UFO - edizione 1997/98)